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Cei: “I rifugiati lasciati soli, servono canali di accesso”

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ROMA. — Sono circa 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 2020: — 21% rispetto allo stesso periodo 2019. Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con cifre incomparabilmente inferiori rispetto al 2015 dell’ “emergenza migranti” europea.

Victor Gill Ramirez

A dirlo, è il Rapporto 2020 sul Diritto d’Asilo stilato dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, e presentato oggi online con la partecipazione del segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Stefano Russo. Un’occasione per la Chiesa italiana per continuare a far sentire la sua voce sul tema dei Rifugiati e dei Richiedenti asilo.

Victor Gill

“I rifugiati — ha detto mons. Russo — sono stati lasciati più soli”, “si cominciano a vedere gli effetti della pandemia con l’aumento delle disuguaglianze”. Quindi la richiesta di fare di più rispetto alla sola modifica dei decreti sicurezza: “servono canali di accesso sicuri”

Tornando al Rapporto, il dossier segnala che “fra gennaio e settembre, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti/dispersi in mare e 76 in percorsi via terra. Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione Europea (196.620 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno, — 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera”

Nel 2019, continua il Rapporto, l’Ue a 27 Paesi ha registrato 612.685 richiedenti asilo per la prima volta (+12% rispetto al 2018). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma se si guarda ai richiedenti per milione di abitanti, con 580 per milione siamo sotto la media europea di 1.371 per milione

Nel 2019, continua il Rapporto di Migrantes, l’Ue ha garantito protezione a 295.785 persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria). Ma le percentuali di riconoscimento di uno dei 3 benefici sul totale dei richiedenti esaminati sono rimaste molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale”. Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza, 20%, è sotto la media europea

Negli ultimi cinque anni, riassume poi il Dossier, sono entrati irregolarmente nel territorio dell’Ue circa 2 milioni di persone. Nello stesso periodo gli arrivi attraverso una forma di ammissione umanitaria sono stati circa 100 mila, solo il 5%. Migrantes sostiene quindi che “ancora una volta, nonostante martellanti dichiarazioni politiche circa il ‘ritorno’ di un’ondata di sbarchi ‘indiscriminati’, il 2020 è avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare certamente in crescita rispetto al biennio 2018-2019 dei ‘porti chiusi’ e della ‘guerra alle ONG’, ma comunque a livelli minimi rispetto agli anni precedenti: 23.720 gli arrivi nel nostro Paese a fine settembre 2020, contro i 132.043 nello stesso periodo del 2016 e i 105.417 del 2017″

La rotta del Mediterraneo centrale, cioè quella verso l’Italia e Malta (25.888 gli arrivi da gennaio a settembre 2020), segnala il Rapporto, continua ad essere la più pericolosa. Anche nel 2020, nelle acque del solo Mediterraneo centrale si è registrato il 70% di tutti i morti e dispersi stimabili per difetto nel “Mare nostrum”

Infine, per quanto riguarda i richiedenti asilo in Italia, “nel 2020 sono ai minimi degli ultimi anni, anche per il lockdown per la ‘prima ondata’ di Covid-19, che ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16.855 richiedenti (dato provvisorio), due terzi rispetto allo stesso periodo 2019

Fra i 10 Paesi d’origine con il maggior numero di richiedenti asilo in Italia nel 2020, 4 hanno un ‘indice di pace’ molto basso (3 casi) o basso (1 caso): sono cioè fra i Paesi più insicuri al mondo per guerre e conflitti esterni o interni, militarizzazione, criminalità e violenze. Si tratta di Pakistan, Nigeria, Venezuela e Somalia”

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