Mosca studia il piano italiano. Berlino: decide Kiev

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ROMA.  – Mosca ha ricevuto e «sta studiando» il piano di pace per l’Ucraina presentato dall’Italia all’Onu, ma ancora non fa commenti. Così come non si registrano reazioni dalle cancellerie europee.  Solo la portavoce del governo tedesco, ad una domanda in proposito, risponde che spetta all’Ucraina decidere se il piano sia accettabile.

E Kiev, attraverso la vice ministra degli Esteri Emine Dzhaparova, in visita a Roma, mette in chiaro che «qualsiasi piano di pace che non preveda la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina non è un piano sostenibile».

All’ottantanovesimo giorno di una guerra che si trascina senza svolte decisive, le iniziative diplomatiche rimangono avvolte nella nebbia dell’incertezza. La Russia, ha detto il vice ministro degli Esteri Andrey Rudenko, ha «ricevuto recentemente» le proposte italiane, articolate in quattro tappe sotto la supervisione di un Gruppo internazionale di Facilitazione (Gif): il cessate il fuoco, la possibile neutralità dell’Ucraina, le questioni territoriali – in particolare Crimea e Donbass –  e un nuovo patto di sicurezza europea e internazionale.

Il piano è stato illustrato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, ma non inviato direttamente a Mosca, secondo quanto si apprende.

Rudenko ha detto che Mosca è pronta a riprendere i negoziati con Kiev appena l’Ucraina mostrerà «segnali costruttivi». Parole che appaiono semplici affermazioni di rito in assenza di sviluppi concreti, almeno alla luce del sole. Allo stesso tempo è chiaro che la leadership moscovita non si aspetta soluzioni che portino alla revoca delle sanzioni occidentali, come emerge dalle parole del presidente Vladimir Putin in occasione di un incontro a Sochi con il suo omologo bielorusso e grande alleato, Aleksandr Lukashenko.

«L’economia russa resiste abbastanza bene», ha affermato il capo del Cremlino, ma «non tutto è facile» e «tutto ciò richiede un’attenzione speciale da parte del blocco economico e del governo e sforzi speciali».

Nessuna schiarita si registra per ora nemmeno sul possibile scambio di prigionieri con il quale l’Ucraina vorrebbe far tornare in libertà i combattenti dell’Azovstal che si sono arresi. Un’operazione che potrebbe segnare il primo importante accordo tra le parti e aprire la strada a negoziati di più vasta portata.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha avvertito che in un eventuale scambio non potrebbe essere inserito l’oligarca filorusso e deputato dell’opposizione ucraina Viktor Medvedchuk, arrestato il mese scorso e accusato di alto tradimento. Segnali che la strada per un dialogo è tutta in salita, e potrebbe trovare ostacoli difficilmente sormontabili se e quando si arriverà a parlare delle questioni territoriali.

Il consigliere presidenziale e capo negoziatore ucraino, Mykhailo Podolyak afferma che qualsiasi concessione territoriale da parte del suo Paese non servirà a fermare la guerra, che «sarà solo messa in pausa per un po’ di tempo». Le forze russe, dunque, «devono lasciare il Paese e dopo sarà possibile la ripresa del processo di pace», mentre «un cessate il fuoco immediato, invocato da alcuni paesi occidentali», farebbe solo il gioco del Cremlino.

Non è chiaro se la critica riguardi anche gli Usa, dopo che, il 13 maggio, il ministro della Difesa Lloyd Austin ha telefonato al suo omologo russo Serghei Shoigu per chiedere appunto una tregua in tempi rapidi. Né è chiaro se il ritiro chiesto da Poldolyak riguardi anche la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014.

Subito dopo la sessione di trattative svoltasi a Istanbul il 29 marzo, lo stesso negoziatore ucraino aveva ipotizzato un dialogo separato sullo status della penisola che sarebbe potuto durare fino a 15 anni. Ma nei quasi due mesi trascorsi da allora le sorti della guerra sono state decisamente più favorevoli a Kiev, e ciò potrebbe cambiare anche l’atteggiamento nelle trattative.

(di Alberto Zanconato/ANSA).

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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