Le primarie in Usa: Trump vince ma non sbanca

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WASHINGTON.  – Donald Trump vince ma non sbanca, anche se resta il kingmaker dei repubblicani imponendo controversi candidati «ultra Maga» che perpetuano la sua tesi delle elezioni rubate.  Mentre tra i democrartici prevale l’ala progressista.

É questo il verdetto dell’ultima tornata di primarie in cinque Stati Usa (Pennsylvania, North Carolina, Kentucky, Idaho e Oregon) in vista delle elezioni di Midterm a novembre.

Secondo i sondaggi, il Grand Old Party è ben posizionato per riconquistare la Camera, dove gli avversari hanno una maggioranza di cinque seggi, e – con più difficoltà – anche il Senato, dove ora c’è un equilibrio perfetto (50-50). Un equilibrio spezzato a favore dei dem solo dal voto della vicepresidente Kamala Harris. Per questo i fari sono puntati sugli ‘Swing state’, ossia gli Stati che oscillano tra i due partiti e che quindi possono cambiare gli attuali equilibri di potere a Capitol Hill. Tra questi ci sono Pennsylvania e North Carolina, dove i due seggi senatoriali in palio sono in mano a repubblicani che si ritirano.

Nel Keystone State Trump aveva dato il suo endorsement al chirurgo star tv Mehment Oz, ma la corsa resta un fotofinish con lo sfidante moderato David McCormick,  un ex manager di hedge fund: il margine che li divide (31,3% a 31,1%), in attesa delle schede via posta, è così ristretto che sarà necessario un riconteggio. Qui il voto repubblicano si è frammentato, perchè il 24,8% è andato (contro le previsioni iniziali) all’outsider Kathy Barnette, la commentatrice di estrema destra «prodotto di uno strupro» (come si definisce) ma fervente antiabortista, oltre che anti Islam e anti gay.

In Pennsylvania però il tycoon è riuscito a piazzare facile nella corsa a governatore il super conservatore Doug Mastriano, che se  vincesse contro l’attorney General dem Josh Shapiro potrebbe minacciare il diritto all’aborto e l’integrità delle elezioni: il nominee repubblicano ha già annunciato che perseguirà il bando dell’interruzione di gravidanza dopo la fuga di notizie sull’orientamento della Corte Suprema e avrà il potere di nominare il suo segretario di stato, una figura chiave del processo elettorale in vista delle presidenziali del 2024, dove la candidatura di Trump sembra ormai sempre più vicina.

L’ex presidente canta invece vittoria a metà in North Carolina, dove ha visto trionfare il suo candidato al Senato Bo Hines ma sfumare la riconferma alla Camera di un suo pupillo, il 26/enne Madison Cawthorn: il deputato più giovane del Congresso, costretto sulla sedia a rotelle da quando aveva 18 anni a causa di un incidente automobilistico, è rimasto travolto da vari scandali: dalle orge a base di cocaina con l’elite di Washington all’attacco sferrato al «delinquente» Volodymyr Zelensky.

Trump deve segnare un’altra sconfitta sul suo taccuino, dove ha annotato oltre 150 endorsement: in Idaho la vice governatrice Janice McGeachin ha perso (male) le primarie per la carica di governatore.

In ogni caso il tycoon finora ha vinto più gare di quelle che ha perso, anche salvando la faccia con endorsement tardivi, e ha fatto eleggere candidati che hanno avallato le sue false accuse sui brogli elettorali, come Mastriano (che partecipò al comizio prima dell’assalto del Capitol) e Budd, che votò contro la certificazione della vittoria di Joe Biden, non riconosciuta neppure da Cormick e Oz. Il suo sostegno per ora vale intorno al 30% dei voti, quanto basta in genere per vincere alle primarie, ma non intercetta la maggioranza dei repubblicani.

I dem invece hanno preferito in questo round di primarie candidati liberal. Come Jamie McLeod-Skinner in Oregon, in netto vantaggio sul centrista Kurt Schrader per un seggio alla Camera.

O John Fetterman, il  vice governatore della Pennsylvanya in felpa e pantaloncini che, nonostante il recente ricovero per infarto, ha sbaragliato il deputato moderato Conor Lamb, paragonato da Biden a suo figlio Beau: un messaggio della base in questo stato cosi’ cruciale per il presidente e i dem.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA).

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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