La Bielorussia mette all’indice «1984» di Orwell

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ROMA.  – Ad oltre 70 anni da quando venne scritto, il celeberrimo romanzo distopico «1984» di George Orwell finisce all’indice nella Bielorussia dell’alleato di ferro del Cremlino Alexander Lukashenko: il suo governo ha ordinato venga ritirato da ogni libreria, anche da quelle online. D’ora in avanti sarà di fatto vietato anche solo possederne una copia, come in Unione Sovietica fino al 1987.

A raccontarlo sono state fonti ucraine citando Nasha Niva, uno dei più antichi settimanali bielorussi, e notando, come fa la giornalista del Kyiv Independent Anastasia Lapatina, che «tutti i divieti sulla letteratura sono orrendi, ma lo sono ancora di più quando riguardano un libro che describe perfettamente i nostri vicini».

Ma non finisce qui, perché in uno scenario forse non a caso degno proprio del «Grande Fratello» orwelliano, quattro giorni fa l’editore Andrey Yanushkevich e un suo collega sono stati arrestati dopo che 200 copie del romanzo sono state trovate nel suo appartamento, durate una perquisizione delle forze di sicurezza dello Stato. Una perquisizione avvenuta con un certo anticipo sul bando, visto che è entrato in vigore solo ieri. La casa editrice di Yanushkevich aveva pubblicato la versione del romanzo in lingua bielorussa nel 2020 e nel 2021, ed era stato un grande successo editoriale.

Del resto «1984» è stato più volte giudicato come uno dei migliori romanzi del Ventesimo secolo, per la sua vivida rappresentazione di un regime autoritario in un Paese immaginario che tiene sotto stretto controllo la vita di tutti i cittadini, con caratteristiche simili a quelli dell’Unione Sovietica di Stalin e della Germania nazista. Un controllo esercitato anche attraverso la censura, o nel migliore dei casi provvedendo alla riscrittura delle notizie e della storia secondo i requisiti del partito al governo.

«É una mossa comune a tutti i dittatori: vietare la verità su come funziona il meccanismo della repressione. È stupido, ma completamente nello spirito di Lukashenko», ha commentato il noto poeta bielorusso Serhiy Prylutsky.

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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