Governo, tensioni sulla concorrenza. Letta: «Solo noi responsabili»

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ROMA. – Ultimo braccio di ferro sulle concessioni balneari. Definire il meccanismo dell’equo indennizzo per chi dopo anni di attività non ottiene il rinnovo è la frontiera finale di una trattativa fra governo e maggioranza (in particolare Lega e FI) da chiudere entro martedì: quel giorno l’esecutivo chiederà alla capigruppo del Senato la calendarizzazione in Aula in modo da votare il provvedimento entro il 31 maggio. Non ci sono altri margini dopo la sferzata del premier Mario Draghi in Consiglio dei ministri e la sua lettera «di sollecito» alla presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Tensioni che si sommano a quelle sulle armi all’Ucraina e sul termovalorizzatore a Roma. Il M5s sta preparando un emendamento al dl aiuti per limitare la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti a quelli che secondo i criteri Ue non impattano significativamente su ambiente e salute, escludendo quindi gli inceneritori. «Se venisse messa la fiducia sul dl aiuti – avverte il M5s con Francesco Silvestri – il problema, oltre che di merito, diventerebbe di metodo, e si aggraverebbe molto».

Il rischio fiducia incombe anche sul ddl concorrenza. Senza un’intesa sui balneari, è concreta la possibilità che il governo metta il testo base ai voti in commissione Industria al Senato, facendo saltare gli emendamenti fin qui concordati su temi come idroelettrico, servizi pubblici locali, farmaci per poi blindare il testo in Aula a Palazzo Madama. «Come abbiamo trovato un accordo evitando la tassa sulla casa e la riforma del catasto, anche sulla tutela dei lavoratori balneari troveremo l’accordo», confida il leader della Lega, Matteo Salvini.

Su questo tema il governo non cadrà, assicura un altro leghista, Massimo Garavaglia, ministro del Turismo e autore del maxiemendamento sui balneari finito nel mirino di una parte del suo partito e di FI. Lì guarda Enrico Letta quando dice che «purtroppo ci sono forze politiche che hanno deciso di far saltare il tavolo» per una mediazione sull’equo indennizzo dei balneari.

«Il presidente del Consiglio ha fatto bene a richiamare tutti alle proprie responsabilità. Il nostro atteggiamento – chiarisce il segretario del Pd – obbligherà tutti a stare al tavolo e a trovare una soluzione» Il confronto in atto con Palazzo Chigi lo spiega Massimo Mallegni, senatore di Forza Italia, che contesta le ultime mosse di Draghi: «Si concentrasse più sulla spiaggia di Odessa che su quelle di Forte dei Marmi o Riccione». «Il governo ha dato l’ok agli indennizzi, ma al netto degli ammortamenti. Così – contesta Mallegni – non si riconoscono gli investimenti sostenuti».

E c’è chi spinge a considerare anche le spese per adeguare gli stabilimenti alle misure anti-Covid. Date ormai per assodate le gare dal 2024 (eventualmente con singole deroghe tecniche per i Comuni oggettivamente impossibilitati a farlo), per il senatore azzurro prima dei bandi «serve una mappatura della consistenza immobiliare, ma il governo è contrario».

«Noi stiamo dalla parte della soluzione negoziata, che salvaguardi le compensazione le aziende che hanno fatto investimenti e i territori», spiega Letta parlando a Camaiore, centro della Versilia, uno delle decine di Comuni che vivono di turismo balneare al voto per il 12 giugno. Da nord a sud ci sono, fra gli altri, anche Jesolo, Riccione, Forte dei Marmi, Taggia, Chiavari, Sabaudia, Oristano, Pula, Ischia, Otranto, Soverato, Cefalù. «Non so quanto la trattativa sui balneari possa spostare sulle elezioni – dice Stefano Caldari, candidato del centrodestra a Riccione -. Noi ci auguriamo che possa esserci una fase di transizione di un paio d’anni dopo il 2023».

(di Paolo Cappelleri/ANSA)

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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