Calcio: Scintilla Ibra, ma Milan non rialza testa - EntornoInteligente
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MILANO.  – Ibrahimovic è pura scintilla ma la fiammella del Milan rimane flebile. Lo stabiliscono i numeri, impietosi, di una classifica deficitaria: 6 punti in meno di un anno fa, tre gare e oltre 300′ senza reti, quart’ultimo attacco (16 gol, di cui appena 7 a San Siro).

Immobile da solo ha segnato più di tutto il Milan, Lukaku poco meno. La svolta non è arrivata, né con lo svedese in campo, né con Pioli in panchina: se il vituperato Giampaolo in 7 partite aveva collezionato 3 vittorie con una media punti di 1.29, Pioli gioca addirittura al ribasso (1.18) e ha lo stesso numero di successi in 11 tentativi.

É un problema sistematico-strutturale, come aveva avvertito la scorsa primavera Gennaro Gattuso dopo aver lasciato la squadra al quinto posto, annusando che sarebbe stato un vero azzardo gestire uno spogliatoio in una piazza esigente con pochi giocatori di esperienza e tanti ancora a cui far sviluppare il proprio potenziale.

Ibrahimovic, come un detonatore, dovrà accelerare questo processo di crescita e ha già preso Leao sotto la sua ala: nel loro primo incontro nella Sala del Camino di Milanello gli ha “caldamente consigliato” di imparare in fretta l’italiano ma poi lo ha rincuorato con gesti e parole di conforto dopo un errore contro la Sampdoria durante lo 0-0 che non riaccende la speranza. “Ciò che conta davvero – scrive l’attaccante portoghese su Twitter – è chi vuole aiutarti a vincere”.

Ibrahimovic potrà aiutare ma non ha la bacchetta magica per risolvere tutte le grane in pochi giorni. La dirigenza, colpevole di avere assemblato questa rosa, vorrebbe correre al più presto ai ripari ma si trova con le mani legate tra giocatori con poco mercato e stipendi pesanti e passivi di bilancio drammatici.

Anche la trattativa per Todibo (convocato per la Supercoppa Spagnola) sembra essersi arenata, nonostante il blitz di Massara in Spagna: il giocatore insiste per restare agganciato al Barcellona con un diritto di recompra ma il Milan non vuole valorizzare asset altrui e si guarda intorno per profili alternativi.

Con poche eccezioni per qualche incedibile (Donnarumma, Romagnoli, Hernandez), gli altri sono tutti in vendita al giusto prezzo perché per acquistare serve prima fare cassa: Piatek (su cui ci sarebbero 3 squadre straniere e viene valutato 30 milioni) e Paquetà avrebbero dovuto essere le fondamenta del nuovo corso ed invece hanno completamente disatteso le aspettative, Kessie ha perso il posto da titolare, Suso è irriconoscibile ed è il bersaglio principale dei tifosi.

L’ambiente chiede una rivoluzione ma le risposte per un club in crisi perenne da una decade non possono sempre arrivare dai rimedi del mercato.

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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