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Archeologia e potere, le mani russe su Palmira

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Entornointeligente.com / BEIRUT.  â€” La Russia espande e rafforza la sua presenza militare, politica, economica e culturale in Siria, mettendo di fatto le mani sulla gestione del patrimonio archeologico dell’antica oasi di Palmira, nota per le sue rovine d’epoca romana, patrimonio Unesco dell’umanità, sito gravemente danneggiato dall’Isis e situato nel cuore di un’area ricca di miniere di fosfati e giacimenti di gas naturale.

Secondo quanto riferiscono oggi media siriani, le autorità russe hanno avviato una serie di progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico siriano in base a tre accordi quadro firmati tra il 2019 e il 2020 ma cominciati in ritardo a causa della pandemia.

Il primo accordo, raggiunto nel novembre 2019 tra il Museo di Stato dell’Ermitage di San Pietroburgo e la Direzione generale per le Antichità e i Musei di Damasco, riguarda il restauro del Museo Archeologico di Palmira, le cui collezioni sono state in gran parte messe in salvo dal noto ll’archeologo siriano Khaled al Assaad, barbaramente ucciso dall’Isis e insignito post-mortem di diverse onoreficenze internazionali.

Il secondo accordo tra Mosca e Damasco è stato raggiunto con l’Accademia delle scienze russa e prevede la formazione del personale archeologico siriano, uno scambio di informazioni sulle tecniche di modellazione 3D per valutare i danni causati sul sito di Palmira dai miliziani dell’Isis. Il terzo accordo è stato raggiunto tra le autorità russe e quelle siriane per il restauro dell’Arco di Trionfo romano di Palmira.

Secondo la tv di Stato siriana, nei giorni scorsi gli esperti russi hanno completato la prima fase del progetto, che include misurazioni e rilievi del terreno. Nella seconda fase rimuoveranno le macerie, scannerizzeranno i frammenti dei monumenti distrutti e prepareranno un inventario. Gli esperti russi creeranno inoltre un modello interattivo della città, che rivelerà le parti mancanti da ricreare.

La Russia è un alleato strategico-militare della Siria sin dagli anni ’70 del secolo scorso. E dal 2015 è intervenuta militarmente in maniera diretta e massiccia nel conflitto siriano a fianco del governo centrale di Damasco. L’interesse di Mosca per Palmira risale sin da quando gli sforzi militari russi si sono concentrati per cacciare gli insorti dell’Isis dall’oasi nella Siria centrale. L’Isis si è ritirato formalmente nel 2016 ma rimane operativo con cellule clandestine.

La zona è ricca di miniere di fosfati e di giacimenti di gas naturale, il cui sfruttamento è stato assicurato alla Russia grazie ad accordi con le autorità siriane. Mosca ha negli anni allontanato anche la presenza di forze militari iraniane e di milizie filo-iraniane, presenti lungo tutto il corridoio che va dall’Iraq al Libano, passando per la Siria.

Poco lontano da dove ora si trovano gli archeologici e gli esperti russi, Mosca ha installato una base militare incastonata all’interno della stessa città moderna di Palmira, che si trova lungo l’autostrada che collega Damasco con la valle dell’Eufrate e che prosegue poi verso l’Iraq.

(di Lorenzo Trombetta/ANSA).

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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