Migranti, Msf torna in mare: “No a catastrofe umanitaria”

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Entornointeligente.com / PALERMO. — La nuova ondata di sbarchi verso le coste italiane, con il suo corollario inevitabile di morti e naufragi, convince Medici Senza Frontiere, una delle più importanti Ong internazionali, a tornare nel Mediterraneo centrale per svolgere attività di ricerca e soccorso in mare. Msf ha noleggiato una nave, la Geo Barents, partita oggi dalla Norvegia e che entro due settimane sarà già operativa al largo della Libia per soccorrere migranti.

L’annuncio è stato fatto oggi dai responsabili in Italia dell’organizzazione umanitaria, la presidente Claudia Lodesani, medico infettivologo, e dal responsabile affari umanitari Marco Bertotto. “Nel Mediterraneo centrale — ha sottolineato Lodesani — si continua a morire, in un desolante vuoto di capacità di soccorso. Di fronte alle morti incessanti e alla colpevole inazione degli Stati, siamo obbligati a tornare in mare facendo la nostra parte per fermare queste tragedie”.

Da inizio anno, ha ricordato la presidente di Msf Italia, più di 500 uomini, donne e bambini sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Ed ancora sono quasi 2 mila le persone annegate tra il 2017 e il 2019, mentre le navi delle Ong venivano bloccate in porto dalle autorità italiane con fermi amministrativi.

“Il nostro ritorno nel Mediterraneo, per il settimo anno consecutivo, è il risultato diretto delle sconsiderate politiche di non-assistenza da parte dell’Europa, che condannano le persone a morire in mare” ha spiegato Lodesani. “I governi europei, in particolare Italia e Malta, hanno progressivamente abbandonato l’attività di ricerca e soccorso, e hanno deliberatamente ostacolato, se non criminalizzato, l’azione delle Ong in mare. Queste politiche hanno lasciato alla deriva migliaia di uomini, donne e bambini. Non possiamo restare in silenzio di fronte a questa catastrofe umanitaria, non possiamo girarci dall’altra parte”.

Ma accanto all’azione di denuncia, Lodesani lancia anche tre proposte concrete al governo italiano: il ripristino del sistema Sar di ricerca e soccorso in mare nel Mediterraneo, che è stato sostanzialmente smantellato dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum; lo stop ai finanziamenti alla Guardia Costiera libica e infine una gestione globale rispetto a un tema, quello dei flussi migratori, che viene affrontato in termini di “emergenza” ormai da vent’anni. Msf, che ha detto di aver già chiesto un incontro con Draghi senza avere finora risposta, definisce una “gaffe” le dichiarazioni del premier sulle politiche migratorie “lungimiranti ed equilibrate” e sul fatto che nessuno “sarà lasciato solo” nelle nostre acque territoriali.

“Gli Stati — ha osservato Bertotto — devono adempiere ai loro obblighi di ricerca e soccorso Sar previsti dalle norme internazionali. Per quanto ci riguarda non riteniamo la Libia un paese in grado di farlo, nè Tripoli un porto sicuro”. Su un dato, invece, l’Ong concorda con il governo: la necessità di coinvolgere le istituzioni europee. Come ha fatto ieri, nel corso di una riunione degli ambasciatori Ue, il rappresentante italiano che ha sollecitato, accanto al Patto d’asilo e ai ricollocamenti, anche “misure di reazioni d’urgenza”.

Un invito al premier a “battere i pugni sul tavolo del consiglio europeo” viene anche dal governatore della Sicilia Musumeci, che oggi ha incontrato il ministro dell’Interno Lamorgese insieme al sindaco di Lampedusa. E proprio a Lampedusa si comincia a svuotare l’hotspot dove erano ospitate oltre 1.500 persone: 600 sono state trasferite sulla nave quarantena Allegra; altri 250 minori sono stati imbarcati sul traghetto di linea con destinazione Taranto.

Ma anche dall’altra parte del mare sono riprese le “partenze”. Alarm phone segnala l’ennesimo gommone in difficoltà, con 100 migranti a bordo, al largo delle coste libiche. “Imbarchiamo acqua, cinque persone stanno morendo, veniteci a prendere”. Storie tragiche, di ordinaria emergenza.

(di Francesco Nuccio/ANSA)

LINK ORIGINAL: La Voce d Italia

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